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Le manifestazioni esofago-gastroenteriche

 

Prof. Roberto Perricone  Cattedra Unità Operativa Complessa di Reumatologia Policlinico  Tor Vergata, Università di Roma Tor Vergata

 

Il coinvolgimento dell’apparato gastroenterico nella Sclerosi Sistemica (SSc) si manifesta, pressoché nella totalità dei casi,  con alterazione della motilità,  causata dalla fibrosi  a livello di tale apparato.
Tale problematica si evidenzia soprattutto con sintomi quali il reflusso gastro-esofageo, provocato da alterazioni del tono dello sfintere esofageo inferiore (LES), e la disfagia, causata da alterazioni della motilità dei due terzi distali dell’organo. A questa situazione va ad aggiungersi un corteo di sintomi anch’essi manifestazioni della dismotilità esofagea, quali il senso di ripienezza post-prandiale e la sazietà precoce, che il più delle volte appaiono sproporzionati all’entità del pasto; ma anche crampi addominali e senso di distensione gastrica.


Ancora, spesso ci viene riferito che in occasione di un pasto “secco”, magari non accompagnato da liquidi, il paziente avverta che il cibo si “blocchi” lungo il suo percorso, per poi “sbloccarsi” in genere dopo l’ingestione di bevande. Queste infatti, andando ad aumentare la pressione all’interno del viscere, facilitano la discesa del cibo “a valle” verso lo stomaco. La discesa del bolo, fino a quel momento accumulato a monte dell’ostruzione, provoca dolore e il paziente riferisce di “sentire” il procedere del cibo lungo il suo normale tragitto, cosa che normalmente avviene senza che ce ne accorgiamo.
Alterazioni simili, causate dalla fibrosi, sono riscontrabili anche nell’intestino, dove si possono manifestare con alvo alterno  (cioè alternanza tra stipsi e diarrea), vomito, costipazione, pseudo-ostruzione, fino  talvolta a mimare un quadro di addome acuto. A lungo andare questa situazione può condurre ad un malassorbimento, condizione caratterizzata da calo ponderale, diarrea e anemia.  La ridotta peristalsi favorisce, poi, una eccessiva crescita batterica all’interno dell’intestino, in particolare nel tratto del tenue,  che può essere ulteriormente aggravata dalla ridotta acidità gastrica. Questa si manifesta quindi peggiorando i disturbi dell’alvo  e compromettendo la condizione di malassorbimento.


Molteplici sono gli strumenti diagnostici a nostra disposizione per studiare le problematiche appena descritte. La manometria esofagea riveste un ruolo di notevole importanza per determinare le alterazione della motilità esofagea e il mancato procedere dell’onda peristaltica all’interno del viscere. Il pasto baritato con doppio contrasto permette di visionare eventuali alterazioni del lume dell’organo. Utile si rivela anche il breath test al lattulosio, un test di semplice esecuzione e non invasivo. Questo  permette di investigare se è presente o meno una sovra colonizzazione batterica del tenue, frequente causa di  diarrea e malassorbimento.

Per cercare di migliorare i disturbi appena descritti si interviene con misure igienico-sanitarie, modificando prima di tutto lo stile di vita del paziente. Utile si rivela il consumo di piccoli pasti, cercando di non lasciar passare molte ore di digiuno tra uno e l’altro ed evitando alimenti che possano aggravare l’acidità gastrica e il reflusso. Si consiglia poi di non sdraiarsi subito dopo i pasti e  di dormire con 2 cuscini dietro la testa, al fine di favorire la discesa del cibo dall’esofago allo stomaco. A questo, infine, di aggiungono farmaci per lo più sintomatici, con lo scopo di ridurre l’acidità gastrica e favorire la motilità degli organi ipotonici.

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 23 Marzo 2011 12:34)

 

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