Il dolore nella Sclerosi Sistemica (SSc): l’importanza della terapia analgesica
Prof. Giuseppe Passiu, Dottore Marco Piras Cattedra di Reumatologia – Università degli Studi di Sassari
Il dolore è un problema di particolare rilevanza nei pazienti affetti da Sclerosi Sistemica (SSc), sia perché colpisce il 60-80% dei pazienti, sia perché influisce in maniera negativa sulla qualità di vita. Il dolore può avere origini diverse ed è, prevalentemente, di tipo ischemico o infiammatorio.
Il dolore ischemico, clinicamente associato alla comparsa del fenomeno di Raynaud, è legato all’ostruzione dei piccoli vasi sanguigni delle estremità del corpo e, nelle fasi iniziali, ha un carattere intermittente, viene esacerbato dall’esposizione alle basse temperature e regredisce con il riscaldamento delle estremità; mentre diventa continuo e più acuto, a volte terebrante, quando compaiono lesioni ischemiche quali le ulcere digitali.
La terapia del dolore ischemico consiste nell’aumentare il flusso sanguigno nelle zone coinvolte con l’uso di vasodilatatori periferici (es. calcioantagonisti, analoghi delle prostacicline) e nell’utilizzo dei farmaci analgesici; a questo scopo si impiegano i farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS) e/o i farmaci analgesici centrali (oppioidi). I FANS sono indicati ed efficaci nel trattamento del dolore lieve-moderato, ma sono gravati da numerosi effetti collaterali a carico di altri apparati (gastroenterico, renale, cardiovascolare) che ne pregiudicano l’impiego a lungo termine e ad alte dosi. Per il trattamento del dolore moderato-severo, specie quando protratto e in particolare nei pazienti con elevato rischio di tossicità da FANS, più utile appare l’utilizzo degli analgesici puri; è raccomandato l’impiego di oppioidi deboli (tramadolo e codeina) o forti (ossicodone e morfina), in relazione all’intensità del dolore.
Il dolore ischemico è frequentemente associato al dolore neurogeno, dovuto alla occlusione dei vasi sanguigni che nutrono i piccoli tronchi nervosi. Il dolore neurogeno si manifesta come sensazione di bruciore, formicolio e ipersensibilità dolorosa, è poco influenzato dai comuni analgesici e necessita, per il suo trattamento, dell’aggiunta di cosiddetti farmaci “adiuvanti” come alcuni antiepilettici e il pregabalin.
Il dolore infiammatorio compare quando sono interessati dalla malattia i muscoli, i tendini e le articolazioni: è un dolore spontaneo, presente anche a riposo, che migliora col movimento. Esso risponde solo parzialmente ai FANS e spesso necessita dell’utilizzo di corticosteroidi a basso dosaggio o di farmaci immunomodulanti.
Nei pazienti affetti da SSc spesso si sviluppano un’artropatia e una miopatia non infiammatorie, ma legate alle contratture tendinee esito del processo fibrotico che interessa il tessuto cutaneo e sottocutaneo. Per tale motivo si assiste a un progressivo disuso delle articolazioni coinvolte con riduzione del grado di mobilità, a cui si accompagna spesso una progressiva ipotrofia muscolare. Nel controllo di questo particolare tipo di dolore è maggiormente indicata la terapia analgesica, associata a una mirata terapia fisica, rispetto all’impiego dei FANS, per la scarsa componente infiammatoria del dolore. I programmi di esercizio articolare (chinesiterapia attiva e passiva e massoterapia) possono aiutare a prevenire o ridurre la sintomatologia dolorosa legata all’insorgenza delle deformità articolari e dell’ipotrofia muscolare.
Ultimo aggiornamento (Domenica 27 Marzo 2011 13:52)




I PROGRAMMI 


















