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Home LE PROSPETTIVE DERIVANTI DALLA RICERCA Analisi proteomica della saliva

Analisi proteomica della saliva


Dott.ssa Baldini Chiara, Dott.ssa Bazzichi Laura, Prof. Bombardieri Stefano, U.O. Reumatologia, Università di Pisa
 

Il termine proteomica significa studio del proteoma, ovvero dell’insieme delle proteine presenti in un determinato tessuto o fluido biologico (es. sangue, saliva, liquido sinoviale). La parola proteoma ricorda da vicino il termine genoma ma mentre questo ultimo fa riferimento allo studio dei geni, il primo si riferisce alla caratterizzazione delle proteine. Negli ultimi anni l’analisi proteomica è stata utilizzata con interesse crescente per monitorare i processi cellulari ed è apparsa come possibile strumento innovativo per la diagnosi e l’identificazione di bersagli terapeutici specifici di malattie autoimmuni e non autoimmuni. La ricerca in questo ambito è ancora agli esordi ma sono stati ottenuti risultati incoraggianti anche nel campo reumatologico. Nella Sindrome di Sjogren, ad esempio, che è una connettivite che colpisce tipicamente le ghiandole salivari, lo studio della proteine salivari ha permesso di documentare differenze qualitative e quantitative nella saliva dei pazienti rispetto a quella dei controlli sani aprendo le porte a possibili sviluppi della ricerca che potrebbero rendere nel futuro la diagnosi della malattia meno invasiva.

 

Anche nella Sclerosi Sistemica (SSc) ed in altre malattie reumatiche la composizione proteica salivare ha dato risultati incoraggianti indipendentemente dalla presenza di un coinvolgimento delle ghiandole salivari. Questo dato ha fornito due informazioni per così dire operative. La prima è stata il sottolineare  i vantaggi dello studio della saliva come nuovo fluido biologico analizzabile nella diagnostica delle malattie reumatiche indipendentemente dalla presenza di un coinvolgimento delle ghiandole salivari da parte della malattia in esame. La saliva, infatti, non solo ha dimostrato di essere uno specchio attendibile dei processi che avvengono all’interno di un organismo, al pari del sangue o delle urine, ma offre anche il vantaggio di poter essere raccolta ripetutamente dai pazienti in maniera non invasiva ed ha una composizione proteica meno complessa del sangue che la rende più facilmente analizzabile.

Il secondo messaggio emerso dagli studi condotti finora è stato quello di enfatizzare le possibili applicazioni di una nuova tecnologia, la tecnologia proteomica, nell’algoritmo diagnostico delle malattie reumatiche. La tecnologia proteomica è relativamente complessa dal punto di vista biochimico perché richiede che le proteine debbano essere prima separate per poi essere caratterizzate ma ad oggi disponiamo di diverse piattaforme che consentono di caratterizzare proteine di peso molecolare tra loro diverso in maniera attendibile. Nella Sclerosi Sistemica (SSc), sono stati ad oggi condotti solo studi “pilota” preliminari sia sulla saliva che sul liquido di lavaggio broncoalveolare e sul siero. Trattandosi di studi preliminari, il numero di pazienti arruolati è stato relativamente piccolo ed è quindi ovvio che i dati osservati andranno verificati su più ampie casistiche. E’ tuttavia da sottolineare che anche in questo caso alcune proteine sono apparse in grado di differenziare i soggetti malati dai non malati costituendo potenziali marcatori di malattia.

Nella saliva sono state identificate in particolare nove proteine aumentate nei soggetti con SSc. Si tratta di proteine legate all’infiammazione e all’attivazione del sistema immununitario. Di esse alcune sembrano tra l’altro correlare con determinate forme d’organo come ad esempio la psoriasina che è apparentemente correlabile al danno interstiziale polmonare. La calgranulina B invece ad esempio è stata ritrovata aumentata non solo nella saliva ma anche nel liquido di lavaggio broncoalveolare ma il suo significato clinico e prognostico è ancora da chiarire. Su siero è stata invece descritta l’aumentata espressione dell’aptoglobina che è un’altra proteina infiammatoria legata cioè agli stati di flogosi.

L’ipotesi di lavoro condivisa dai diversi gruppi di ricerca che si occupano di proteomica nella Sclerosi Sistemica (SSc)  è che si debba identificare in realtà un pannello di proteine che fungano da marcatori di malattia piuttosto che una singola proteina. La ricerca è focalizzata cioè sull’identificazione di marcatori di impegno d’organo da utilizzare nella pratica clinica per identificare sempre più precocemente quei soggetti che sono candidati a sviluppare una forma di impegno d’organo piuttosto che un’altra, ciò nell’ottica di rendere l’approccio terapeutico sempre più efficace e personalizzato. Lo studio delle proteine salivari nel loro complesso potrebbe tra l’altro gettare luce sulla natura dei processi patogenetico coinvolti nella SSc e nelle altre malattie reumatiche aprendo la strada alla scoperta di nuovi farmaci. 

Ultimo aggiornamento (Domenica 27 Marzo 2011 13:37)

 

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